Il culatello in America. Bersani non c'entra

 

Italia-USA: Al via il provvedimento che consentira' di esportare in America
importanti prodotti della salumeria italiana

Washington, 24 maggio 2013 - Il prossimo 28 maggio entrera' in vigore il
provvedimento con cui le Autorità statunitensi (Animal and Plant Health
Inspection Service) hanno ufficialmente riconosciuto l'assenza della
Malattia Vescicolare Suina (MVS) in Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e
Veneto e nelle Province autonome di Bolzano e Trento. Esse si aggiungono
alle Regioni per le quali era gia' stata certificata l'assenza di MVS,
ovvero Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche e Valle d'Aosta.

Tale misura consentira' l'esportazione negli Stati Uniti di importanti
prodotti della salumeria italiana come il salame, la pancetta, la coppa e il
culatello. Secondo le stime dell'Associazione Industriali delle Carni e dei
Salumi (ASSICA) la disposizione potra' garantire circa 200 milioni di euro
di maggior export di carni e frattaglie e 40-50 milioni di euro di salumi a
vantaggio delle principali aree di produzione italiane.

"E' una decisione storica - ha rilevato l'Ambasciatore italiano negli USA,
Claudio Bisogniero - frutto di una efficace collaborazione tra la Farnesina,
questa Ambasciata, il nostro Ministero della Salute, le associazioni di
categoria, i consorzi e le Autorita' americane. E' ora importante avviare
un'efficace azione promozionale per cogliere appieno le nuove opportunità'".



Pino Ingrosso tra microfono e fornelli



Pino Ingrosso e' un noto cantante melodico del Salento. Si esibisce con grande successo in questi giorni alla Villa Torlonia di Roma.
Pino e' un artista poliedrico.
Ma quando si mette ai fornelli riesce ad esprimere il meglio di se'.
L'altra sera per pochi e selezionati amici ha preparato una spaghetti alle cozze che era da urlo. Seguita da pescatrice con patate novelle e gamberone su letto di asparagi.
Il tutto servito nel suo appartamento situato nel borgo medievale di Sacrofano alle porte di Roma.
Ed anche in questo l'Italia e' diversa dal resto del mondo.
Per fortuna.

Il morso della Taranta

PETRONE Carlo <br />IL MORSO DELLA TARANTA


Una danza rituale che racconta lotte e destini da cogliere nel ritmo di una musica che schiaccia il ragno. Il libro di Carlo Petrone, 'Il morso della Taranta a Taranto e dintorni', edizioni Giuseppe Laterza (pp. 426, euro 25. In allegato un Cd del Complesso di musica popolare 'I Febi Armonici'), è un viaggio nella storia e nel mistero. Petrone, avvocato, pubblicista e già autore di testi su argomenti giuridici e sociali, presenta una raccolta antologica di saggi che studiosi, giornalisti, sociologi, medici, psicologi e viaggiatori hanno scritto sul Tarantismo, misterioso fenomeno della Puglia.

Cosa cela la Taranta? Isteria, invasatura, intossicazione, superstizione morbosa, psicodramma, folklore? E come si scivola nella 'pizzica pizzica' e nella 'tarantella'? Il Tarantismo è originario di Taranto (sembra? senza dubbio?) e di qui si è diffuso verso le terre rimaste a conduzione agricola del Salento, ove sono ancora presenti manifestazioni sporadiche. A volte qualcuno l'ha chiamato rito magico-pagano che coinvolge le donne, solamente le donne, che nei mesi della torrida estate pugliese, ballano e ballano fino a stremarsi, come le folli danzatrici del sabba. Morse dalla Taranta, dicono. Il volume fornisce alcuni tra i più significativi spunti, ricerche, riflessioni, ricordi per chi voglia cimentarsi nello studio della complessa vicenda del Tarantismo, storia ingarbugliata nella quale occorre districarsi tra filologia, psichiatria, etnologia, musica, costume ed altro ancora.

"In queste pagine - spiega Petrone - c'è la voce del Sud che sa raccontare. Ma anche la danza di donne che gridano un bisogno di riscatto sociale, tra rimorsi e ricerca di nuove dimensioni di vita. Il simbolico morso della Taranta - ricorda - scatenava una crisi che veniva controllata ritualmente mediante 'l'esorcismo' della musica, della danza e dei colori. La sconvolgente realtà di ieri forse si ripropone sotto nuove forme nell'epoca contemporanea. E tante storie continuano". Nel vento che porta la pizzica.

Un bubbone da estirpare


   
     
   
                                                         
                                                                         di Guido Colomba
 Il neoministro Saccomanni è stato di parola. Ha nominato l'economista Daniele Franco nuovo Ragioniere Generale dello Stato al posto di Mario Canzio. La Ragioneria è una struttura cui fanno capo ben cinquemila dipendenti pubblici che dovrebbero elaborare, controllandolo, il bilancio dello Stato. Canzio, in carica dal 2005 (in sostituzione di Vittorio Grilli) si è lamentato della sostituzione. Eppure i nodi da sciogliere sono innumerevoli a cominciare dal conflitto di interesse (controllori-controllati) poiché alla Ragioneria dello Stato fanno capo incarichi e nomine relative alla aziende di Stato ed gli altri Enti pubblici decentrati. Francesco Giavazzi è intervenuto oggi sul "Corriere della Sera" ricordando che "il fatto che le pubbliche amministrazioni continuino a non pagare quanto devono alle imprese (circa 100 miliardi pari al 6% del Pil) è francamente criminale". La Ragioneria oggi rappresenta un bubbone pieno di erbacce da estirpare. Vediamo perché: 1. Come mai la spesa pubblica è aumentata di 30 miliardi durante la gestione Canzio? 2. Come mai non si conosce nei dettagli il debito dello Stato verso imprese e fornitori tanto che la Ragioneria ha chiesto il soccorso della Banca d'Italia? 3. Perché la Ragioneria ha tirato il freno a mano anche nell'ultima settimana cercando in tutti i modi di rinviare l'attuazione del decreto Monti che rimborsa in due anni i primi 40 miliardi (di cui 20 nel 2013) sui cento dovuti alle imprese? 4. Come si raccorda questa situazione con la denuncia formulata ieri dal presidente del Senato Grasso contro le lobby al soldo delle multinazionali? Già durante il governo Monti sono circolate insistenti voci di attacchi preordinati contro aziende strategiche italiane (Eni-Saipem, Finmeccanica ecc.) classificabili come esempi di concorrenza sleale o peggio ancora. Forse c'è veramente troppa polvere sotto il tappeto. Altrimenti il rischio è la Francia del '36. Cosa dice il Documento economico e finanziario (Def), ultimo atto del governo Monti? Mario Baldassarri, ex viceministro dell'Economia, fa riferimento ai 100 miliardi di entrate in più rispetto al 2012 raggiungendo nel 2017 gli 852 miliardi di euro. Il nuovo debito scenderà dai 48 miliardi del 2012 a 18 miliardi, cioè di 30 miliardi. Dove vanno gli altri settanta miliardi di maggiori entrate? E' previsto un aumento di 75 miliardi di spese correnti e una diminuzione di 5 miliardi di spesa in conto capitale. Altro che riduzione del perimetro della spesa pubblica. Ecco perché è fallita la "spending review" di Monti con la conseguente cacciata di Bondi (il risanatore di Parmalat) né è stato attuato il rapporto Giavazzi, pur commissionato dal governo tecnico, che annullava gli aiuti a pioggia dello Stato per concentrare gli incentivi in una razionale visione di politica industriale. Secondo Baldassarri ciò significa che "il Pil del 2007 dovrebbe recuperare nel 2019 e la disoccupazione del 2007 verrebbe recuperata nel 2020". La risposta di Giavazzi è molto più concreta poiché, citando il comunicato del 18 marzo scritto dai due vicepresidenti (Rehn e Tajani) della commissione europea "la maggior parte dei debiti commerciali della PA (esclusi quelli per investimenti) sono già registrati "per competenza" nei conti pubblici. In pratica il Tesoro, per pagare, emetterà titoli pubblici senza cambiare il debito corrente ma alzando lo stock del debito. Restano fuori circa 20 miliardi, il che significa che la somma rimborsabile senza effetti sul deficit è di circa 80 miliardi. Perché allora la Ragioneria continua a parlare di mancanza di copertura e si inventa 36 passaggi burocratici prima che una impresa ottenga il rimborso nell'ambito dei primi 20 miliardi del decreto Monti? Eppure l'impatto di 80 miliardi di rimborso, pari al 5% del Pil, nel circuito dell'economia reale avrebbe un effetto moltiplicatorio gigantesco. Purtroppo i guasti provocati dalla Ragioneria sono molto radicati. Essa infatti ha tollerato una continua confusione tra spese di cassa e spese di competenza. Quegli 80 miliardi di spese di competenza sono stati classificati quasi sempre come spese di cassa. Questo è il pasticcio che la Ragioneria non vuole confessare. Vi sono responsabilità da accertare al più presto possibile. Se necessario è bene spiegare alla Commissione europea come stanno le cose e trovare subito un rimedio. (Guido Colomba)

Litigano i massoni dentro le loro Logge anche se ......

Il livello di litigiosità nella società italiana è molto alto. Litigano i massoni dentro le loro Logge anche se ufficialmente fanno professione di tolleranza. Si litiga dentro i Rotary club, nelle associazioni sportive, nei sindacati, nelle bocciofile, nelle assemblee di condominio, nelle parrocchie, nelle stanze segrete del Vaticano. Si litiga soprattutto nei partiti, nei governi delle regioni, nei consigli comunali. Si litiga nelle famiglie dove non ci si sopporta più. Si litiga a scuola, nelle classi, nei consigli scolastici, nelle università. E' tutto un rinfacciarsi di impegni non mantenuti, di atteggiamenti offensivi, di sgarbi protocollari, di danni e offese ricevute.Si litiga nei talk show, dove l'ingiuria urlata ha la meglio sull'idea ragionata ed esposta in maniera cortese.
Dicono gli esperti che dipende dalla crisi che accende gli animi. Ma dipende anche dal continuo riaffiorare dell'esistenza di quell'IO italico che ottenebra ed avvolge ogni tentativo di fare gioco di squadra e passare la palla ai compagni anzichè completare una magnifica azione in assoluta autonomia. Dicono che dipende dal fatto che gli italiani sono solisti e non riescono a cantare in coro come fanno gli altri paesi.
Si litiga perchè si antepongono gli interessi personali e di bottega a quelli comuni del fare massa critica per superare le difficoltà.
Si litiga perchè in Italia siamo sempre IO e mai NOI.  Perchè dimentichiamo che per raggiungere dei risultati veri la forza di un singolo, se non è inserita  in un disegno di comune collaborazione, ha poco peso in un mondo che vive di sforzi globali per raggiungere traguardi condivisi dalla collettività

Le vacche sacre di Roma

Uno arriva a Roma da Bangalore dopo 13 ore di volo felice di trovarsi di nuovo a casa sia pure per qualche giorno prima di ritornare negli States.
Kushanata, questo il nome del taxista che ci ha condotto all'aeroporto alle undici di sera, ha guidato come un pazzo in mezzo al traffico di pazzi e incoscienti che suonano quando si trovano al rosso perche' biosgna passare lo stesso. Abbiamo rischiato di investire uno scooterista che si era infilato tra un bus e la nostra macchina. Pochi millimetri. Ci siamo lasciati alle spalle i cumuli di immondizia nei quali pascolano le vacche sacre e che di notte vengono incendiati producendo nuvole di diossina.Ci siamo lasciati alle spalle un'India composta da 450 milioni di individui su un totale di un miliardo e trecento milioni. Quell'India e' riuscita a entrare nel novero delle prime otto nazioni industrializzate. Il resto continua a sorpavvivere in qualche modo. Ma nella capitale dell tecnologia, dove le principali aziende americane e europee hanno da tempo creato i loro campus dalle costruzioni avveniristiche, si respira voglia di intraprendere, di darsi da fare, di inventare,  nonostante la polluzione atmosferica e i contrasti perenni culturali e religiosi.
A Roma ritrovo l'immondizia nelle piazzole della Cassia Bis e sulle rampe di accesso del raccordo. Perche' nella capitale del mondo carte e cicche, bottiglie di plastica e pannolini del pupo si buttano fuori del finestrino.  Il traffico fa concorrenza a quello indiano. A Roma gli amici che ci invitano la sera e offrono un cibo che finalmente ti concilia con la vita dopo tanto mangiare speziato indiano, si esibiscono nel salmodiare la stessa cantilena udita un mese fa prima di andare nell'India del sud: tutto va male, che disillusione Monti, che schifo il PD che ha bocciato Prodi il suo fondatore, non si sa dove sbattere la testa, questi grillini sono buoni solo a fare casino (altra disillusione), la speranza Renzi e' ancora li' che passa da una televisione all'altra, abbiamo dovuto confermare un ottantenne al Quirinale (meno male che Giorgio c'e'), si  continua a blaterare sulle passate esibizioni sessuali di Berlusconi. Ma i problemi dell'Italia sono altri.
Ed a questo punto ti viene voglia di riprendere un volo per Bangalore perche' senti che ti mancano le vacche sacre (a quattro gambe), che brucano nella monnezza. Quanto a quelle a due gambe che pascolano in Italia, di produzione nazionale e internazionale, il numero e' crescente stando alle riviste di gossip e a quanto si vede entrando in citta' dalla Salaria.

A big marketing flop: the Tata Nano


Tata's Nano, the World's Cheapest Car, Is Sputtering


Due anni fa i media di tutto il mondo hanno annunciato che il colosso indiano Tata avrebbe messo sul mercato con la sua controllata Tata Automotives, la macchina piu’ a buon mercato del mondo chiamata Nano.
Il prezzo di allora era 2000 dollari. Oggi per avere una Nano del modello base bisogna calcolare 2700 dollari ai quali aggiungere l’equivalente in rupie di altri mille dollari per tasse e assicurazione. Con un prezzo del genere tutti si aspettavano un successo senza precedenti di vendite.
Ma non e’ stato cosi’. Alla fine del mese di aprile 2013 le vendite della Nano si attestavano in 253mila unita’ e stanno calando non per colpa della generale crisi del mercato automobilistico in gran parte del mondo. Ma perche’ all’indiano medio che vuole lasciare la due ruote, quella vetturetta non piace.
Le ragioni di questo rifiuto sono soprattutto di carattere psicologico.
Sei mesi fa mio figlio Marco ha acquistato una Nano, modello base e dobbiamo riconoscere che si tratta di un’auto eccezionale con la quale abbiamo percorso oltre cinquemila chilometri nel traffico terrificante di Bangalore, megalopoli di quasi nove milioni di abitanti ed in continua caotica espansione.
Le dimensioni della Nano sono generose, soprattutto in altezza. Quattro porte, un motore bicilindrico di 620 cc raffreddato a liquido. Se qualcuno pensa a vetture spartane tipo la Citroen due cavalli o la Renault R4 si sbaglia. La Nano ha tutto quello che serve ad una automobile che voglia meritare questa definizione. Manca il servosterzo. La velocita’ non supera i 110 KM  piu’ che sufficienti in un paese come l’India nel quale la velocita’ massima nei pochi tratti autostradali (interrotti dai dossi e dai ckeck poitns della polizia) e’ di 80 chilometri all’ora. Nella capitale tecnologica dell’India si procede a 15 KM all’ora. E nonostante questo i morti nelle strade di Bangalore ogni anno superano gli 800.
Le ruote sono piccole e questo penalizza il comfort tenendo conto dei dossi e buche. Hanno dimensioni diverse tra le anteriori e posteriori. I consumi sono molto ridotti, 25KM a litro.
Se uno considera il rapporto qualita’/ prezzo il giudizio finale e’ piu’ che positivo.
Ma agli indiani la Nano non piace. Chi ha deciso di imbarcarsi in un lungo pagamento a rate preferisce una delle tante vetture proposte da una concorrenza vasta e articolata anche se deve pagare qualcosa di piu’.
Di fronte al flop di marketing i dirigenti della Tata stanno tentando di trovare strade alternative. Hanno proposto nuove serie della Nano con sedili rinforzati quanto a selleria, servo sterzo, radio, aria condizionata, vetri elettrici. Sta per uscire un modello con motore diesel turbocompresso portato a 800cc.
Resta il fatto che la Nano sarebbe sicuramente un successo in paesi in cui si sia raggiunta una maturita’ motoristica e dove potrebbe ritagliarsi uno spazio tra i giovani (prima auto), le donne e quelli che vogliono caratterizzarsi per una scelta trendy.
In India l’auto dei poveri non piace ai poveri. Ed il sogno del mitico ingegnere Ratan Tata di creare una nuova Wolksvagen per il momento e’ naufragato sul rifiuto di qualche centinaio di milioni di connazionali. Molti dei quali comprano le Jaguar, Land Rover ovviamente prodotte dalla Tata.